Le clausole vessatorie sono disposizioni contrattuali che creano un significativo squilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti, a danno del consumatore. L'articolo 33 del Codice del Consumo elenca le clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria: tra queste rientrano quelle che consentono al professionista di modificare unilateralmente le condizioni del contratto senza un giustificato motivo. Nel caso Netflix, le clausole dei Termini di servizio che permettevano all'azienda di aumentare il prezzo dell'abbonamento in qualsiasi momento, senza alcuna giustificazione specifica, sono state dichiarate vessatorie e quindi nulle dal Tribunale di Roma con la sentenza n. 4993/2026.
La sentenza n. 4993/2026 ha stabilito che le clausole di Netflix che consentivano la modifica unilaterale del prezzo dell'abbonamento sono vessatorie ai sensi dell'art. 33, comma 2, lettera o) del Codice del Consumo. Il Tribunale ha ritenuto che tali clausole non prevedessero un giustificato motivo per gli aumenti, requisito imprescindibile secondo la normativa italiana. La nullità di queste clausole è il fondamento giuridico su cui si basa il diritto al rimborso degli abbonati che hanno pagato prezzi superiori a quelli originariamente pattuiti.
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